Breve storia di un broccolo e del suo potere creativo
Ho un grande e profondo rispetto per il cervello umano, le sue attività e i suoi misteri.
Pure per il mio, lo dico con prudenza.
Ci sono tanti motivi per ammirarlo: la potenza del pensiero, le nostre intelligenze logiche e non; la capacità narrativa e la memoria; la consapevolezza e la possibilità di pensare il pensiero; le infinite forme della fantasia e dell’immaginazione; il fatto che gli si deve quasi tutto su come funzioniamo, compresi i suoi rapporti speciali con le emozioni e la nostra possibilità di comunicare, creare e scrivere.
Nel processo di lavoro, una volta radunati i dati, studiato il progetto, pensato molto, arriviamo quasi sempre a uno stop.
Un blocco che può generare frustrazione, ansia da prestazione e giudizi.
È in quei momenti che occorre fermarsi e chiedere al corpo di fare il resto.
O meglio, di fare quello che conta di più.
Nel mio caso significa: alzarsi dal tavolo, agire, camminare, toccare, bere e pure sgranocchiare.
Quando lavoro a casa tutto questo coincide con attività domestiche: hanno potere creativo una lavatrice, il riordino dei piatti, la piegatura attenta degli abiti. Mi dedico con convinzione a contemplare dalla finestra o a canticchiare mentre abbozzo a qualche gesto atletico che scarica le ansie. C’è ovviamente spazio per la cucina, il cibo e i preparativi.
La ricordo ancora, molti anni fa, la preoccupazione per un testo da scrivere a cui mancava il titolo.
La fatica di quelle poche parole a cui non sapevo dare soddisfazione. Ricordo il tavolo da cui non sapevo staccarmi, il mio pensiero vagare tra le pagine scritte, infine l’attesa dell’idea che mi avrebbe salvata e liberata dai cupi scenari sui fallimenti futuri.
Poi la stop.
Una certa fame mi spinge a una pausa, ascolto il corpo e agisco.
Mi alzo e vado al frigorifero per organizzare la cena.
Un broccolo verde al centro della scena mi chiama.
Lo immagino saltato con aglio e peperoncino. Lo prendo con decisione e, a broccolo tra le mani, ecco la parola che aspettavo, quella che unisce i pezzi del mio testo.
Un insight vegetariano a cui devo un titolo, l’entusiasmo di un lavoro chiuso e una certa consapevolezza che da allora accompagna il mio mestiere.
Il processo creativo è un lungo percorso che giunge al successo apparentemente in un attimo.
Quell’attimo è però l’esito del lungo lavoro che lo precede. Ha a che fare col cervello, ma ho coltivato la certezza che sia il corpo a fissare le connessioni più utili e le sfumature tra le righe, a percepire e vedere per primo il punto luminoso a cui ci stiamo avvicinando.
È nel corpo che pulsano molte soluzioni creative, un sacco di buone idee e molta della gioia che ci fa agire.
Ascoltiamolo di più e ad ogni crisi del pensiero, alziamoci e diamogli vita.
Ci sono molte pagine autorevoli che parlano di questo.
Io, con imbarazzo, ho come fonte un broccolo: non so se mi fa bene tutta questa onestà intellettuale.