Alle nostre spalle, librerie

Aprile 2025

Lo diceva bene Shakespeare quando affermava che:

“La vita è un palcoscenico, e tutti gli uomini nient’altro che attori”.
Nel nostro piccolo lo abbiamo dimostrato: le case sono i nostri palcoscenici, le stanze le scenografie delle nostre riprese e dirette e noi gli attori di questo copione.
Con gli amici la cucina, senza nascondere tegami sul fuoco e tazzine di caffè.
Con i conoscenti scorci più semplici di pareti, quadri o foto di viaggio.
Ma con quelli che contano, librerie.

E poi noi, attori in mezza figura, a rivelare il possibile e celare i segreti di pigiami datati o mutande a colori. Presentabili a metà, recitiamo la parte da protagonisti e colmiamo, come possiamo, quello che non si deve scoprire.
Lo si fa anche scrivendo, quando usiamo le parole come palcoscenici in cui recitare il nostro profilo migliore e, soprattutto, illudere, nascondere e deviare lo sguardo del lettore dal poco comunicativo. Anzi dalla distanza della relazione.

Le amministrazioni tengono molto al rapporto con noi “a tal punto che successivamente al mandato conferitoci, con la presente siamo a comunicarle che in data odierna è stata confermata l’attivazione del suo contratto pervenutoci come da protocollo assegnatole. La invitiamo pertanto a darci conferma tramite invio telematico secondo il modello stampabile dal sito del Comune alla voce Documenti e Moduli Anagrafe”.
Il tutto in una salita senza ossigeno prima del baratro.
E poi giù nell’abisso di un menù a tendina che te lo scordi di capire e di trovare.

Ma anche i leader di settore, seduti comodi al centro del loro mercato produttivo, sanno che con noi è bene sottolineare che “l’azienda vanta una lunga esperienza nel settore e si pone l’obiettivo di servire i suoi clienti con le migliore tecnologie e un ufficio dedicato all’assistenza h24 con cui esperti tecnici potranno risolvere rapidamente eventuali problematiche.”
Parole infilate, una dietro l’altra in modo automatico, alla ricerca di affermazione e di prestigio da etichetta, ma senza la personalità di una voce viva.

E anche noi, quando crediamo di dover alzare il tono della nostra professionalità o vogliamo che di noi si dica ogni bene, riempiamo i testi di “inglesismi per dire i mestieri (storyteller è il prezzemolo comunicativo), di affinché, a tal fine, come da precedente scambio, essendo-avendo, la ringrazio e resto in attesa di un suo riscontro”.
E questi riscontri desiderati danno il via a uno scambio di formule da copione che riempie fogli e schermi, ma non i rapporti.

Per tornare al titolo, scriviamo con le librerie alle spalle, mentre la verità è in cucina a destra del lavandino, ancora pieno di piatti.

Oggi i lettori, come come le persone nel palcoscenico della vita, hanno sensori più allenati e notano le strategie protettive, rispetto alle comunicazioni vive e aperte alla relazione.
Oggi possiamo scrivere i mestieri e le professionalità anche senza agghindare i testi di frasi vuote, preferendo invece la leggerezza e la vividezza di una scrittura che si apre ai rumori di fondo della vita.
E, visto quello che stiamo vivendo, abbiamo tutti bisogno di una comunicazione autentica, di persone e di scritture vive.
Insomma le mutande dietro a testi vuoti si vedono, nonostante i paroloni ben vestiti in primo piano.

PS: I testi tra virgolette sono esempi, nessuna organizzazione è stata scippata del suo vocabolario espressivo. Anche se…
PSS: ho scritto in cucina e, nonostante le buone intenzioni, pure io ho la libreria alle mie spalle